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Dunkirk: la versione di Barba

Autore

Fabrizio Moscati


L’ambizioso film di Nolan racconta dell’Operazione Dynamo, episodio della seconda guerra mondiale dove, contro ogni previsione, vennero evacuati oltre trecentomila soldati alleati dalla costa francese .

Nel 1940 una grossa parte dell’esercito Alleato fu circondato e spinto dal più potente esercito tedesco verso il porto di Dunkirk.

L’unica possibilità per gli inglesi era quindi quella di imbarcarsi e tornare verso la madre patria; operazione che però sembrava impossibile, sia per la scarsità di mezzi a disposizione, sia per la particolare conformazione del territorio, che rendeva difficile alle grosse navi militari inglesi l’attracco.

In questo quadro Nolan racconta la sua storia, mettendo i suoi personaggi in un contesto forse più vicino a un Disaster Movie che a un film di guerra, dove tutto ciò che possono fare è tentare di sopravvivere e/o aiutare quante più persone possibili. Il nemico in questo film non è l’esercito tedesco in quanto tale, ma in quanto colpevole di aver spinto i protagonisti a dover affrontare una situazione senza apparente via d’uscita.

Da ciò ne risulta un film che guarda all’umanità con un occhio buonista, dove l’empatia per il simile svolge un ruolo centrale. La maggior parte delle persone intorno alle quali si svolge il film non pongono se stesse davanti a tutto, ma, anzi, cercano di evitare che l’imminente catastrofe militare coinvolga i loro amici, compagni o connazionali, mettendo prima di tutto a rischio la loro vita.

È giusto evidenziare che Nolan lavora a Hollywood, è un regista di successo ed è perfettamente a conoscenza di uno dei più grandi insegnamenti di Kubrick: ciò che è eccessivamente realistico è noioso. Il film quindi non si priva di momenti emozionanti o di atti d’eroismo, ma lo fa tenendosi sempre all’interno di una cornice di plausibilità. In Dunkirk non ci sono soldati che saltano su una granata innescata sperando che il loro corpo faccia da scudo ai compagni, ma c’è una forma di eroismo più umano dove si aiuta il prossimo non per una innata forma di generosità, ma per il desiderio di contribuire a una causa comune.

Ricordiamo che comunque Nolan è di origini inglesi, e sarebbe stato quantomeno curioso vederlo ritrarre un esercito britannico pieno di codardi.

Tutto questo parlare di sentimenti positivi però non deve far dimenticare che si tratta di un film di guerra, dove esplosioni, situazioni cupe e claustrofobiche, nonché momenti adrenalinici, non mancano. I nostri protagonisti non hanno la certificazione di eroi del film, non ci comunicano fin dal primo minuto che da soli sgomineranno i i cattivi; al contrario, sono uomini comuni e in quanto tali non sono predestinati a un happy ending.

In conclusione: a livello tecnico Dunkirk presenta un livello di fotografia e, più in generale, un livello di regia degno di uno dei più grandi nomi della cinematografia contemporanea. Vincitore di tre premi oscar, è un film che merita di essere visto più di una volta per poter apprendere appieno ciò che vuole comunicare e per apprezzare la cura manicale con cui è stato realizzato.