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Tre manifesti a Ebbing sconvolgono la vita di una tranquilla cittadina del Missouri

Autore

Lorenzo Cuzzani


Il nemico spesso si insinua nell’essenza più insospettabile.

Ancor più spesso è necessario identificarlo e personificarlo per dare un volto al dolore. Per dare un senso allo strazio. Per perseguire un obiettivo che permetta di vivere.

Tre manifesti a Ebbing, Missouri è questo. E molto molto di più.

Una piccola cittadina di campagna è teatro di una storia a tinte fosche ma il cui sviluppo si articola in maniera del tutto inaspettata.

Di rilievo la scelta dello svolgimento della trama, né rapida né lenta, in un continuum narrativo che permetta di seguire gli eventi ma al contempo concentrarsi sulla profondità interiore dei personaggi. Personalità che riflettono tutte un dato esperienziale vincolante, evidenziando come il passato influenzi sempre il presente, ma sottolineando anche come il futuro possa sorprendentemente affrancarsi da questo.

Il linguaggio crudo e la musica country di sottofondo arricchiscono la narrazione, contribuendo a perfezionare il contesto semplice ma dignitoso di Ebbing, una cittadina dove la generosità si trovi a fare i conti con la violenza, la perseveranza con l’ottusità e la legalità con l’incapacità.

L’antitesi scenica tra Mildred (Francis McDormand) e lo sceriffo Willoughby (Woody Harrelson) costituiscono un leitmotiv sistemico e a tratti divertente, perdurando nel bene e nel male per tutta la durata del film. Sullo sfondo, ma non troppo, troviamo un Sam Rockwell Premio Oscar al miglior attore non protagonista che quasi stupisce per disimpegno attoriale in un ruolo affatto piatto, ma dotato anzi di molteplici sfaccettature.

La peculiarità della pellicola è la poliedricità di contenuti, in quanto tale sceneggiato può destare reazioni contrastanti, veicolando i messaggi più disparati. Ci si può vedere quello che si vuole, o quasi: dalla critica sociale (per quanto appaia curioso che un britannico al primo film stelle e strisce si metta a pontificare oltreoceano), all’importanza dei legami affettivi, alla forza del cambiamento.

È esilarante come tutti vogliano qualcosa. Martin McDonagh ha costruito un’intera trama che colleghi le vicendevoli esigenze in una commedia drammatica che non risparmi colpi di scena e prese di posizione che rimandino a noir anni ’40 e ’50, con l’attenzione continuamente focalizzata sulla psicologia dei personaggi, vera protagonista del lungometraggio e alquanto evoluta rispetto ai precedenti lavori del regista inglese (Six Shooter, In Bruges, Sette psicopatici).

Potete star certi che quando vedrete anche voi i tre manifesti non ci sarà niente che potrà dissuadervi dal voler scoprire cosa si celi dietro di loro.

Buona visione e ci vediamo stasera!